La termica

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Come dice la parola stessa si tratta di una massa di aria calda che sale in quota. La termica è alimentata dall’energia del sole. In termini essenziali il meccanismo è il seguente: il sole scalda il terreno che diventa come una specie di fornello per gli strati d’aria direttamente a contatto con esso. Piano piano l’aria si scalda e comincia prima a creare una bolla che gonfia fino a staccarsi e a sollevarsi. Man mano che aumenta l’insolazione (dalla mattinata al primo pomeriggio) le bolle ascendenti crescono per numero ed intensità. La termica si organizza e diventa una vera e propria colonna di aria calda che sale in quota.
Poiché per innescare e alimentare questo fenomeno occorre l’energia del sole, essa si manifesta e diviene molto intensa soprattutto durante la stagione calda.
Durante la stagione estiva è frequente trovare termiche che sollevano l’aliante oltre i 1500 metri di quota. In alcuni casi non rari è possibile anche arrivare oltre i 2500 metri. Naturalmente il sole non è l’unico elemento che permette la salita in quota di masse di aria calda. Occorre che la composizione dell’atmosfera (instabilità dell’aria, e altri fattori) siano propizi alla formazione e all’organizzazione della termica. In ogni modo non addentriamoci troppo in questioni metereologiche e concentriamoci solo sui meccanismo chiave.
Come si individua una termica?
Generalmente essa è segnalata chiaramente da alcune nuvole dalla forma caratteristica: i cumuli.

cumuloLa forma caratteristica di un cumulo attivo

Queste nubi cumuliformi punteggiano il cielo durante la stagione primaverile-estiva e possono raggiungere anche dimensioni imponenti.

L’aria che sale in quota contiene una certa percentuale di umidità. Ad una certa quota, a causa della minore temperatura, le particelle di aria aumentano la loro densità e non riescono più a contenere al suo interno l’umidità che comincia a manifestarsi sotto forma di milioni di goccioline microscopiche in sospensione nell’aria. Praticamente è lo stesso fenomeno che dà origine alla nebbia a bassa quota. Piano piano questa “nebbia” si ammassa e crea il cumulo.

thermal

Nascono come piccoli batuffoli (cumulus humilis) per poi organizzarsi e crescere di dimensioni fino ad assumere la classica forma costituita da una base piatta e scura con un apice che sembra ribollire in tante propaggini rotonde (cumulus congestus). Quando l’insolazione è energica e soprattutto il gradiente dell’aria permette la salita di grandi quantità di particelle il fenomeno comincia a degenerare e a diventare imponente nonché pericoloso: si forma il cumulonembo.cb In questo ultimo caso conviene stare alla larga! Il cumulonembo (in gergo CB) rappresenta una manifestazione potenzialmente pericolosa delle forze che si trovano nell’atmosfera. La potente aspirazione provocata dal CB crea venti molto forti e turbolenza severa, senza contare i fulmini, i rovesci di acqua e la grandine. Il cumulonembo è infatti la classica nube che genera il temporale e si riconosce in cielo per una forma molto particolare: una specie di incudine altissima che sale a migliaia di metri fino alla tropopausa.

immagine a destra: un enorme CB che si sviluppa fino alla troposfera,raggiungendo migliaia di metri d’altezza

Salire di quota cavalcando le termiche è una tecnica di veleggiamento utilizzata da chi pratica il volo libero (deltaplano o parapendio), ma a volte la particolare potenza di questi fenomeni ascensionali possono rendere critico il pilotaggio della velatura di un parapendio o deltaplano. L’aliante non teme le termiche forti e turbolente e può salire dappertutto in sicurezza.
Come si aggancia una termica? Per prima cosa occorre trovarla!
Come sopra è stato già detto, il miglior punto di riferimento è rappresentato dalla presenza dei cumuli. Un cumulo bello formato o che cresce a vista d’occhio è un segnale invitante di una termica attiva oppure che si sta consolidando.
A volte però capitano le cosiddette “giornate blu”, cioè un cielo completamente sgombro di nubi. Questo non vuol dire che sia anche sgombro di termiche! Quando l’umidità dell’aria è infatti molto ridotta, essa non si condensa in nube una volta salita in quota.
In parole povere la termica c’è, ma non si vede. In questo caso occorre guardare più a terra che in aria. Occorre capire dove potrebbe nascere una potenziale termica. Un bel piazzale di cemento o asfalto, irradiato dal sole, può essere un ottimo punto di riscaldamento per una ipotetica massa d’aria calda in salita. I pendii rocciosi esposti all’insolazione sono un eccellente punto per intercettare una termica anche a bassa quota.
L’incontro con una termica attiva è sempre un grande piacere per il volovelista, soprattutto quando si trova a centinaia di chilometri da casa e con poca quota!
Cliccando su questo link potrete vedere un filmato piuttosto chiaro su come avviene l’approccio con una termica. La ripresa è fatta nell’abitacolo dal sedile posteriore. L’aliante è in virata costante e cerca di arrampicarsi in spirale sulla termica. Il suono dello strumento che si ode nel filmato è quello del variometro acustico: esso segna la velocità di salita. Più diventa squillante maggiore è la velocità di salita.
Entrando nella termica si ha una vera e propria sensazione si essere sollevati bruscamente, aspirati verso l’alto da una mano gigantesca e invisibile. La sensazione di salita è evidente e con un certo ritardo anche gli strumenti la segnalano indicando il rateo con cui si guadagna quota.

cumulo2

Un cumulo invitante e sicuramente attivo: si nota dalla base piatta e scura.

Ora che la termica è stata trovata il lavoro non è affatto finito, anzi! Comincia il bello poiché la termica deve essere centrata nel migliore dei modi per sfruttare il nucleo di massima ascensione e soprattutto rimanere al suo interno.
Sulle tecniche di veleggiamento e sulle modalità per centrare e salire in termica sono state spesi fiumi di inchiostro e di parole.
Ogni volovelista ha la sua opinione, ogni campione centra e sfrutta la termica a modo suo. Tantissime sono le tecniche di pilotaggio, in questa sede basti dire che le poche regole fondamentali per salire in termica riguardano soprattutto la velocità (che deve essere bassa, anche 80 Km/h) coordinazione e inclinazione costante delle ali.
In gergo tecnico bisogna prima “agganciare” la termica, manovrando per saggiare le sue dimensioni e la sua consistenza mirando ad arrivare al suo nucleo più potente e costante. Una volta che la termica è stata centrata la parte più difficile del lavoro è stata fatta. Basta stare attenti a non perderla e a salire dentro di essa.
Bisogna immaginare la termica come una specie di colonna di aria che sale. In realtà non è certo un cilindro perfetto e può essere anche inclinata o rotta dal vento.
Quando si centra una termica e si sale in essa occorre virare continuamente da una parte prescelta e “arrampicarsi” sulla termica come su una scala a chiocciola. In gergo si dice “spiralare”.
La procedura per salire in termica è la stessa impiegata dagli uccelli veleggiatori. Con le loro grandi ali estese mantengono una virata continua per salire a spirale dentro la massa d’aria che sale.

aliante_falco

Una volta arrivati alla base del cumulo occorre fare attenzione a non farsi risucchiare in nube, poiché l’ascendenza diventa molto robusta. Una volta raggiunta la base nube inizia la planata: si scivola via ad alta velocità volando in linea retta per puntare il cumulo successivo. La durata della planata dipende dalla quota raggiunta, dalla distanza dei cumuli da raggiungere e complessivamente dalla qualità della giornata.
Alla fine della planata si arriva sotto un nuovo cumulo e si deve cercare di “lavorare” la termica per agganciarla e salire nuovamente in quanto durante la planata avremo ceduto quota guadagnando in distanza. Il ciclo si ripete quindi.
Durante il volo, in una giornata buona e standard, il cielo appare punteggiato da molti cumuli, alcuni particolarmente grandi, visibili soprattutto sulla verticale delle dorsali montuose, altri più piccoli perchè in formazione o perchè si stanno dissolvendo in quanto la termica che li alimentava ha cessato di esistere.
l volo di distanza nasce proprio da una attenta valutazione della “mappa di cumuli” che si estende attorno a noi.

termicaFLQuesa immagine è stata estratta da un software che permette l’analisi tridimensionale del volo effettuato.
Durante il volo uno strumento apposito, chiamato “logger”, registra tutta la traccia gps. Una volta a terra è possibile scaricare i dati ottenuti direttamente in un normale computer e visualizzare con una animazione tutte le manovre effettuate.
Notare la spirale e la grande salita effettuata dall’aliante “girando” una termica.
Occorre fare delle scelte e prendere rapide decisioni per intraprendere la via migliore in base all’evoluzione della giornata, al percorso che si intende seguire e al divenire delle condizioni metereologiche generali. Il volo diventa allora vera esperienza agonistica e intellettuale.

Prosegui a leggere:  La dinamica / L’onda

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